La storia del manhattan:
Il Manhattan cocktail è considerato uno dei grandi pilastri della mixology classica. La sua nascita risale alla seconda metà dell’Ottocento, un periodo in cui New York stava vivendo un’espansione culturale e sociale senza precedenti. La leggenda più diffusa racconta che il drink sia stato creato al Manhattan Club intorno al 1870, durante un banchetto organizzato in onore di Lady Randolph Churchill, madre del futuro primo ministro britannico Winston Churchill. Anche se la veridicità di questo episodio è stata messa in discussione da alcuni storici, il fascino del racconto ha contribuito a rendere immortale questo cocktail.
Al di là delle leggende, ciò che rende il Manhattan davvero speciale è la sua struttura. È uno dei primi cocktail a codificare l’uso del vermouth dolce italiano come ingrediente fondamentale in miscelazione. Prima di allora, il vermouth era considerato principalmente un aperitivo da bere liscio; il Manhattan ne dimostra invece la versatilità e apre la strada a una nuova era di drink più complessi e raffinati.
Elegante e bilanciato, combina rye whiskey, vermouth rosso dolce e Angostura, diventando il drink ideale per chi cerca un after dinner senza tempo.
La ricetta originale prevede rye whiskey, vermouth rosso e qualche goccia di bitter aromatico, miscelati con ghiaccio e serviti in coppa cocktail. Questo equilibrio fra speziatura, dolcezza e note amaricanti ne ha decretato il successo immediato. Negli anni, il Manhattan è diventato sinonimo di eleganza e ha conquistato i bar di tutto il mondo, entrando di diritto fra i cocktail più ordinati e apprezzati.
Non mancano le varianti. Il Perfect Manhattan sostituisce parte del vermouth rosso con quello dry, ottenendo un profilo più secco e complesso. Il Rob Roy, invece, nasce quando lo scotch whiskey prende il posto del rye, regalando un carattere più affumicato. Più recente è il Black Manhattan, in cui l’amaro sostituisce il vermouth, portando il drink verso toni intensi e moderni.
Oltre al gusto, il Manhattan ha conquistato anche la cultura popolare. Compare in romanzi, film e serie TV, spesso associato a personaggi carismatici e sofisticati. È il cocktail “da meditazione” per eccellenza, ideale come after dinner, capace di raccontare con un solo sorso oltre un secolo di storia del bere miscelato.
Ancora oggi, ordinare un Manhattan significa scegliere un drink senza tempo: semplice negli ingredienti, ma incredibilmente profondo nell’esperienza sensoriale. Un vero classico che continua a definire l’eleganza del cocktail bar moderno.
I RIFF DEL MANHATTAN:
Il fascino del Manhattan cocktail non risiede soltanto nella sua ricetta classica, ma anche nella straordinaria quantità di varianti che ha ispirato nel corso di oltre un secolo. Alcune di esse sono meno note, ma raccontano bene la versatilità di questo drink.
Tra queste, il Metropolitan, che sostituisce il whiskey con il brandy per un risultato più morbido e rotondo, molto amato nei bar americani del primo Novecento. Oppure il Latin Manhattan, una rivisitazione con note calde di caffè o cacao che dona al cocktail un carattere esotico e speziato. Interessante anche il Maple Manhattan, dove un filo di sciroppo d’acero regala un tocco dolce e vellutato, oppure lo Smoky Manhattan, che introduce aromi affumicati grazie all’uso di whiskey torbati o mezcal.
Queste interpretazioni, meno conosciute rispetto alle versioni classiche, dimostrano come il Manhattan possa essere continuamente reinventato senza perdere la sua identità. È proprio questa capacità di adattarsi a stili, ingredienti e culture diverse che lo rende un cocktail intramontabile.
La ricetta del manhattan – IBA:
Nick & Nora
Senza ghiaccio
Mescolato




INGREDIENTI:
- Rye whiskey: 50ml
- Vermouth rosso dolce: 20ml
- Angostura bitter: 1 dash (o 2 se in dasher non originale)
- Soluzione salina al 20%: 2-4 gocce
- Cubetti di ghiaccio 2x2cm: fino a riempire il mixing glass
- Amarena al maraschino: 1
PROCEDIMENTO:
- Aggiungere tutti gli elementi all’interno di un mixing glass (o di uno shaker), preferibilmente in acciaio. Il metallo, rispetto al vetro, conduce meglio il freddo; il vetro, invece, tende ad assorbire più calore, aumentando la diluizione, a meno che non sia stato precedentemente raffreddato. Abbondare con il ghiaccio.
[La soluzione salina smorza l’ingresso dell’amaro, rallentandone la percezione e riducendone la persistenza finale. Questo intervento riequilibra il profilo sensoriale, permettendo agli altri aromi e gusti di emergere senza essere compressi dalla coda amara.] - Mescolare per circa 20 secondi, accompagnando il ghiaccio senza frantumarlo, fino a ottenere la giusta temperatura e diluizione.
- Versare in nel Nick & Nora precedentemente raffreddato in congelatore, e aggiungere l’amarena al maraschino su uno stuzzicande.
GARNISH:
Il garnish più classico per il Manhattan è senza dubbio l’amarena al maraschino. La dolcezza dello sciroppo, unita all’acidità vibrante del frutto, dialoga con la forza alcolica, l’amarezza e la corposità legnosa del cocktail, completandone il profilo senza appesantirlo.
Cambiando la tipologia di whiskey, può cambiare anche la guarnizione. Con il bourbon, ad esempio, si sposano particolarmente bene note della vaniglia indonesiana o di cannella Ceylon, così come un accenno di fava di tonka o persino un piccolo bastoncino di zucchero di canna, da gustare tra un sorso e l’altro.
Utilizzando invece un whiskey torbato (preferibilmente in blend con uno Scotch o un rye non torbato per evitare l’effetto “posacenere”) ci si può spostare verso guarnizioni dai sentori legnosi, umami e affumicati. Un porcino o uno shiitake essiccato, uno spicchio di aglio nero, oppure una leggera aromatizzazione del bordo del bicchiere con caffè (tostatura scura) macinato molto finemente possono accompagnare il drink senza sovrastarlo.
Sia l’aglio sia i funghi andrebbero infilati in uno stuzzicadenti e non immersi direttamente nel cocktail. È sufficiente il loro profumo intenso a risvegliare il sapore nella memoria. Immergendoli, infatti, rilascerebbero note troppo invasive rispetto all’equilibrio del Manhattan, mentre lasciarli esterni al liquido offre a chi beve la libertà di scegliere se e quando lasciare che l’aroma entri nel sorso.
Fonti:
- The Flowing Bowl, William Schmidt.
- Cocktail Guide and Ladies’ Companion, Jerry Thomas.
- Bartender’s Manual, Harry Johnson.
- Imbibe!, David Wondrich.
- Punch, David Wondrich.
- The Oxford Companion to Spirits and Cocktails, David Wondrich e Noah Rothbaum.
- Liquid Intelligence, Dave Arnold.
- The Joy of Mixology, Gary Regan.