Origini evolutive del latte e dell’allattamento:
Il latte è l’elemento che contraddistingue i mammiferi da ogni altro gruppo animale. Che siano grandi o minuscoli, sociali o solitari, abitanti dei tropici o delle regioni artiche, terrestri o acquatici, tutti i mammiferi condividono un gesto comune: allattano i loro piccoli.
Eppure, pur essendo universale, l’allattamento assume forme molto diverse. Pensiamo alle tempistiche: per le foche dal cappuccio dura appena 3-4 giorni, periodo in cui i piccoli, grazie a un latte ricchissimo di grassi, raddoppiano il loro peso. Al contrario, negli esseri umani può durare anni, riflesso della lentezza e complessità del nostro sviluppo.
Anche la quantità prodotta varia enormemente: una balena blu secerne oltre 200 kg di latte al giorno, mentre una femmina di topo ne produce appena pochi millilitri. E lo stesso vale per la composizione: il latte di rinoceronte è quasi privo di grassi, mentre quello di alcune foche arriva a contenerne fino al 60%.
Così, il latte e l’allattamento sono al tempo stesso ciò che ci accomuna a tutti gli altri mammiferi e ciò che rende unica ogni specie, grazie alla loro sorprendente variabilità.
Da una prospettiva evolutiva il latte ha offerto, e tutt’ora offre, un vantaggio straordinario. È un alimento creato su misura per soddisfare le necessità, specie-specifiche, del nuovo nato.
Dai Terapsidi al latte:
Da una prospettiva evolutiva il latte ha offerto, e tutt’ora offre, un vantaggio straordinario. È un alimento creato su misura per soddisfare le necessità, specie-specifiche, del nuovo nato: nutrire un essere vivente il cui sistema digerente non è ancora completamente sviluppato, incapace di procurarsi il cibo da solo e con una richiesta di nutrienti e sostanze bioattive (anticorpi,molecole antimicrobiche,ormoni) non altrimenti reperibili in natura in un formato adatto alla fisiologia del cucciolo. Essendo l’organismo dei mammiferi molto complesso e necessitando di tempi di sviluppo più lunghi per giungere al suo completamento, la gestazione da sola non basterebbe: per questioni di spazio e di energia, il feto non può rimanere troppo a lungo nel grembo materno. Il latte e l’allattamento diventano allora quello strumento ad hoc ed evolutivamente vincente per completare la crescita del piccolo all’esterno, in un ambiente più sicuro. Non solo: la possibilità per la madre di poter trasformare le proprie riserve caloriche in un alimento pronto al consumo permette di sopperire a eventuali carenze dell’ambiente circostante. In questo modo, anche in condizioni di scarsità o variabilità ecologica, il neonato ha a disposizione ciò che gli serve per crescere.
Sebbene non vi sia unanime accordo sul processo evolutivo che ha portato alla comparsa del latte, una delle teorie più accreditate ipotizza che esso discenda da una secrezione cutanea prodotta da una forma primitiva di ghiandola apocrina nei Terapsidi (un importante gruppo di sinapsidi che include i mammiferi, i loro antenati e i loro parenti stretti). Nei primi mammiferi, che deponevano uova, questa secrezione aveva una duplice funzione: mantenere il guscio umido durante l’incubazione e nutrire il nuovo nato nelle prime fasi della maturazione fisiologica.
Uno dei passaggi chiave, nei terapsidi, che portò alla produzione di questa secrezione fu il progressivo assottigliamento del guscio delle uova.
Da un guscio duro, ricco di calcio, poco traspirante e quindi capace di trattenere l’umidità interna, si passò a un guscio più sottile, fragile e poroso, simile alla pergamena. Questo permetteva sì un maggiore scambio di umidità e sostanze tra interno ed esterno, ma esponeva l’uovo al rischio di disseccamento e anche della rottura. Di conseguenza divenne necessario sviluppare un sistema che proteggesse le uova e evitasse il loro dissecamento: ecco che comincia a comparire la pratica dell’incubazione e la produzione di quella straordinaria secrezione. Al tempo stesso, però, il guscio poroso offriva un’opportunità nuova: consentiva alla madre di trasferire sostanze bioattive al feto. Questo scambio, protratto nel corso di milioni di anni, portò a una trasformazione nella massa del tuorlo, riducendola, e ad una dilatazione dei tempi e dei processi di sviluppo: i nuovi nati risultavano quindi più piccoli e meno autonomi di fronte al mondo esterno.
Tali cambiamenti resero i cuccioli sempre più dipendenti da quella secrezione materna, che a sua volta divenne più abbondante, complessa e ricca di nutrienti. Fu così che, nel corso di circa 150 milioni di anni, quella semplice secrezione cutanea si trasformò fino a diventare la versione primordiale di ciò che oggi chiamiamo latte.